Facciamo la pappa! La rivoluzione dell’auto-svezzamento raccontata dal suo pioniere

09 ottobre 2013

 di Silvia Manzani
svezzamento, bimbo che fa la pappa“Facciamo la pappa”. Ma quale pappa? Non certo brodi e omogeneizzati per Lucio Piermarini, pediatra e padre dell’autosvezzamento in Italia, lo stesso che ha formato imedici di Cesena dove lo “svezzamento complementare a richiesta” – questo il termine più tecnico – è ormai prassi comune, avendo coinvolto anche i nidi.
Dottore, parlare di svezzamento naturale è sbagliato?
“Lo svezzamento non può che essere naturale. Meglio introdurre il concetto di richiesta, che è la chiave di tutto, essendo il fattore che ne garantisce il successo: è il bambino, seduto a tavola, a farsi incuriosire dal cibo, a scegliere, ad assaggiare. E diciamo anche “complementare” perché il latte continua ad essere presente nella sua alimentazione”. 
Il meccanismo parte dunque dal bambino: è così?
“Sì, bisogna superare l’approccio in base al quale i genitori somministravano il cibo come un medicinale e andavano nel panico se il bambino non mangiava”.
Bando, dunque, ad aeroplanini e distrazioni varie, pur di fare ingurgitare qualcosa al bambino?
“Esatto, è il bambino che sceglie e si auto-regola. Dai cinque mesi e mezzo circa si interessa al cibo, la sua motivazione cresce poi nei mesi successivi. Questo dev’essere il nostro punto di partenza”.
I genitori sono entusiasti o refrattari?
“Io li vedo entusiasti. Nel momento in cui si liberano da certe sovrastrutture mentali alle quali ci hanno condannati, sentono come proprio l’autosvezzamento. Alcuni di loro, poi, sono già predisposti, in genere perché contrari alla medicina ufficiale. Chiaro che noi pediatri dobbiamo partire da quando la mamma è in gravidanza, non possiamo proporre rivoluzioni all’ultimo minuto. Bisogna prendere contatti con le famiglie per tempo”.
Ma il problema non è anche di voi pediatri? La maggior parte continua a proporre lo svezzamento tradizionale. Un genitore resta spiazzato.
“Mi conforta che sempre più colleghi stiano cambiando idea. Del resto è da anni che sono saltati i presupposti del vecchio svezzamento”.
Quali, in particolare?
“Prima di tutto la questione delle allergie: posticipare l’introduzione di certi cibi non ne diminuisce affatto il potere allergizzante, anzi. Non solo: più tardi il bambino comincia a mangiare cibi a pezzetti, meno si abituerà”.
Non c’è il pericolo del soffocamento?
“Bisogna essere attenti e conoscere le manovre di disostruzione delle vie aeree, questo sì. Per il resto, un bambino che cerca il cibo solido, che è contento di mangiarlo e che ha una masticazione avanzata rischia molto meno di soffocare rispetto ad un bambino che urla e piange per ingurgitare una pappa”.
In ogni caso è necessario che il bambino abbia i denti per iniziare con l’auto-svezzamento?
“No, se il cibo non è troppo duro, le gengive tagliano eccome e il bambino impasta il cibo con la saliva prima di deglutirlo”.
Non nascono conflitti nel momento in cui al bambino viene proposto l’auto-svezzamento e al nido, al contrario, si somministrano le classiche pappe?
“Il pediatra deve sostenere i genitori, che devono rivolgersi alle dietiste del Comune di riferimento con una certificazione. Questa battaglia l’abbiamo già fatta con il latte materno, e l’abbiamo vinta. Se il nido non mette in campo pseudo-ragioni, i genitori possono farcela. L’importante è mettersi insieme: l’unione fa la forza. Una mamma da sola viene presa come una pazza”.

scritto da

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>