Pozzetto, cultore della gastronomia romagnola: “Ecco cosa darei da mangiare ad un bambino. Altro che dietologi”

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06 agosto 2013
di Silvia ManzaniLatte e ciambella, poi un piatto di pasta asciutta, carne di qualità, pane come una volta, chili di miele e confetture fatte in casa. Che cosa c’è di meglio per crescere un bambino? Nulla secondo il gastronomo romagnolo Graziano Pozzetto che dopo 25 libri dedicati alla cultura alimentare del territorio può davvero parlare con cognizione di causa. E oggi che la pubblicità di merendine, patatine e bibite gassate imperversa, oggi che i prodotti definiti “nostrani” vengono da lontano, oggi che l’allarme obesità infantile è lanciato, punta il dito contro i dietologi: “Sacerdoti della misura e del bilanciamento senza cultura alimentare”. Li definisce così Pozzetto, convinto che la salute a tavola non stia nell’equilibrio matematico tra principi nutritivi, bensì nella qualità di ciò che finisce sulle nostre tavole e in particolare nei piatti dei bambini.

Allora via al brodo di pollo (se il pollo è cresciuto come si deve), al parmigiano, ai formaggi freschi, al maiale. Via alla tradizione e al legame con il territorio, alla tracciabilità degli alimenti. E anche al pesce, ma non allevato. Così si diventa grandi, secondo il gastronomo: “Lo diceva Tonino Guerra: se per vent’anni hai mangiato i piatti preparati con amore e cura dalla mamma, quei piatti li andrai a cercare per sempre”. Senza perderti: li riconoscerai al volo. Dai sapori e dai profumi.
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